ASSOLUZIONE DELLO SPIETATO
Absolution of the Unforgiven - Author: randomglitter - PG-13 - Angst/Drama - A\N - Lucius talks. Lucius tortures. Severus is on the receiving end of both. By the way, Metallica's "The Unforgiven" is THE Snape song, if you haven't heard it, but this isn't a songfic. - Tradotto da Falco del Sole e Cuccussétte - Angst e Dramma - Per temi cupi e per atteggiamenti ambigui, è destinato a maggiori di 14 anni - Lucius parla e a gisce, Severus incassa. Non è una songfic. Alternative UniverseLeggi qua l'originale http://www.fanfiction.net/s/1324418/1/
"What I've felt, what I've known
Never shined through in what I've shown
Never free, never me
So I dub thee unforgiven."
-Metallica, "The Unforgiven"
***
A dispetto di tutte le volte in cui il liquido caldo e viscoso era colato nella sua bocca da un naso rotto o da un labbro spaccato, non era ancora certo di come poter descrivere il sapore del sangue. Non dolce, certo, me nemmeno poteva essere detto salato. Metallico, magari… come parecchie delle sue pozioni, ma a suo modo, unico.
La luce stava iniziando a battere insistente sulle palpebre, e con forza le strinse per chiuderle, ignorando il dolore acuto che si sparse sul suo viso martoriato all'improvvisa contrazione dei muscoli. Non voleva riprendere conoscenza; voleva starsene nella condizione di sogno pacifico, con la comoda oscurità che conosceva così bene…
"Ho detto <buongiorno > Professore!" la cadenza familiare insultò Severus Snape mentre il corpo slanciato si torceva per una sofferenza recente. Rantolando mentre il dolore lo trascinava alla coscienza, sbirciò Draco Malfoy, visibile nell'improvvisa rude luce. Il ragazzo gli fece una smorfia e con fare assente gli tolse le manette di rame.
Avendo appreso molti anni prima che in parecchie situazioni era meglio non dire niente a meno che non gli venisse chiesto espressamente, Snepe rimase silenzioso, prendendo atto della situazione. Subito saltavano all'occhio le catene, che tenevano il suo corpo in una rigida, scomoda posizione simile ad un'aquila ad ali spiegate, e gli impedivano quasi ogni movimento. Nel far vagare lo sguardo cupo ed osservatore in ogni angolo della camera, si rese conto di non avere idea di dove era.
Snape guardò il suo corpo, e notò senza sorpresa che era del tutto nudo. Eccetto per il dolore nelle viscere per il pugno di Malfoy, sembrava illeso fin sotto al collo… sebbene, se Draco era un po' come Lucius Malfoy, quella situazione non sarebbe durata a lungo. Il labbro inferiore era spaccato. Probabile contro gli stessi denti. <Questo spiega il sangue nella bocca, > pensò cinico Snape, e ignorò l'assurdità della deduzione. Lo zigomo sinistro lo sentiva gonfio il doppio della sua misura normale, e l'occhio di certo era annerito, ma considerato tutto, non era in cattiva forma.
Era poco confortante comunque, quando stava nello sguardo freddo e spietato di uno psicopatico di quindici anni.
"Non dirai nulla, signore?" la domanda sfottente di Draco scosse Snape dalle sue considerazioni.
"Cosa…" La voce del professore uscì roca e grave, e si schiarì la gola, richiamando il suo solito tono vellutato. "Cosa vorresti che dicessi, signor Malfoy? < che bello vederti in un così bel… mattino? > Scusami se non mi sento incline a simili piacevolezze."
"Non preoccuparti, Draco," venne una voce altrettanto gelida dalla soglia. "Molto presto parlerà tanto quanto tu desideri."
"Ah, Lucius!" la smorfia di Severus fu automatica e involontaria. "Questa è una sorpresa piacevole!"
Lucius Malfoy entrò nella stanza con un sorriso congelato sulle labbra incolori: il ritratto del controllo. Indugiando attraversò la stanza, oltrepassò il figlio, che arretrò con deferenza.
"Severus, Severus...mio caro ragazzo." Lucius era abbastanza vicino che Snape poté sentirne il respiro caldo sul petto, così vicino che poté sollevare una mano aristocratica, e passarla lieve sui capelli neri dell'uomo più giovane.
Snaoe nello stesso tempo resistette all'irrazionale bisogno di distendersi al tocco delicato come un micio soddisfatto, invece di ritrarre la testa indietro con tutta la forza che aveva. Col minimo cenno diretto al figlio, Lucius si fece indietro e Draco diresse un altro pugno feroce all'addome maltrattato dell'insegnante.
"Piccolo maledetto ba-" Snape rantolò mentre il corpo si scuoteva, e ricacciò in gola le sue grida arrabbiate mentre guardava giù verso Draco, oltre suo padre. Il ragazzo lo guardò, con un sorriso malizioso che gli torceva la bocca, gli occhi pallidi illuminati dall'odio.
Aveva pensato che Draco Malfoy fosse differente... aveva pensato che ci fosse un'opportunità di salvare il giovane prima che intraprendesse la fatale discesa nelle tenebre. <Che sciocco sono stato, > pensò tra sé Snape con disgusto. < Nulla che sia creato da Lucius Malfoy può restare umano. Nulla può essere redento... e dovrei saperlo. >
Lucius prese vantaggio del momentaneo stordimento di Snape, e si premette di nuovo contro l'uomo. Fece scorrere le dita lunghe sulle guance livide di Snape, lieve le strofinò contro il labbro inferiore sanguinante, scostando poi i polpastrelli macchiati di rosso. Con delicatezza, fece serpeggiare le dita giù dal mento, disegnando una linea sottile di sangue giù sul collo di Snape, turbinò sul torace pallido.
Permettendosi a malapena di respirare, Snape scostò lo sguardo da Lucius, e lo rivolse di nuovo al più giovane Malfoy. Per un attimo il ragazzo sembrò scosso, cogliendo il pericoloso luccichio nell'occhiata cupa del suo insegnante, vedendone per la prima volta la piena forza del suo estremo disprezzo. Draco aveva fatto un passo indietro prima di rammentare come fosse davvero indifeso Snape in quel momento.
"Severus, non hai nessuna domanda?" chiese Lucius, facendosi indietro per sorridere d'approvazione al suo capolavoro d'arte.
"Certo che le ho, Lucius," rispose calmo, sorpreso dalla fermezza della propria voce. "Ma, veramente mi fidavo che tu, cattivo padrone, rivelassi il tuo piano nefando nel tuo tipico modo aggraziato, nel momento più drammatico. Perdonami."
Il più anziano Malfoy rimase zitto per un attimo, fissò Snape a bocca aperta, in una maniera davvero sconveniente per un uomo della sua classe. Come se ne rese conto, lucius serrò la bocca con decisione, e diede allo stregone legato davanti a lui un sorriso portato in anticipo.
"Lo so che questo sarebbe divertente, Severus," disse lieve. "Spezzare il tuo spirito insolente sarà uno dei piaceri più grandi che il mio Signore mi ha promesso."
Stranamente il primo pensiero che venne nella mente di Snape non fu la rivelazione del coinvolgimento di Voldemort. <Spirito ?> si meravigliò, cinico. < Da quando mai ho uno spirito di cui poter parlare? >
"Così questo piccolo… tuo diversivo è con l'approvazione dell'Oscuro Signore, allora?" chiese neutro.
"Ah, lo sapevo che la tua natura inquisitoria avrebbe battuto la mascherata taciturna che ti piace di portare. "Lucius sembrò frugare nell'abito per trovare qualcosa. "Ovvio, questo è a richiesta del mio Signore. Come suo più caro servitore è solo che sarò quello che potrà cercare vendetta su quanti lo hanno così tradito." Le parole vennero pronunciate con un'aria nobile, ma il sottotono sarcastico in esse era ovvio.
"Sì, la tua dedizione alla causa è sempre stata ammirevole, Lucius," sbottò Severus, cercando di guardare giù all'uomo che sbuffava davanti a lui con il solo occhio aperto. "Ma per cosa, se posso chiederlo, questo goffo Mangiamorte si è meritato una simile accoglienza?"
"Mangiamorte?" Lucius diede una risata acuta, e la bocca di Snape divenne asciutta quando vide il suo carceriere estrarre la mano dalle pieghe del mantello. Stringeva una lunga frusta per mandria dall'aria perversa, e la cima annodata strusciava sul pavimento in modo vagamente minaccioso. "Quanto consideri stupido l'Oscuro Signore? Pensi davvero che cadremo per un piano di Dumbledore?" Malfoy scosse la testa, con un sorriso condiscendente che lambiva le labbra. "Il vecchio Filobabbano ha mandato di sua volontà il suo piccolo protetto nella tana della vipera… caro, innocente piccolo Severus."
"Dumble-" Snape soffocò la sua risposta, rifiutandosi di cedere alla furia che gli scorreva nelle vene. < Ti sta provocando, > gli disse decisa la parte razionale del suo cervello, quella più tagliata come Corvonero. < Non cadere nella sua trappola, non lo sa per certo, non può. Sta solo cercando di prendere informazioni. >
<Ma cosa sta dicendo di Dumbledore ? > chiese ragionevole un'insidiosa vocina. <Ha ragione. E' sempre stato pazzo… perché Albus mi sta facendo fare tutto questo?>
"Hai qualcosa da dire, Severus?" chiese Lucius, il silenzio gli era parso troppo lungo. "Perché penso che per ora abbiamo parlato fin troppo, e se non te la senti di condividere…"
"Mi stavi spiegando perché hai allargato questo grazioso invito a me, per passare un po' di tempo con te e il tuo incantevole figlio," gli rimandò secco Snape. "E, Lucius, io sono davvero meravigliato."

Gli occhi celesti ghiaccio di Malfoy lampeggiarono con quella rabbia folle che aveva visto diretta ad altra gente così tante volte , ma una volta era più nascosta de un'agghiacciante, civilizzata sociopatia. Snape si chiese per un attimo se avesse impulsi suicidi, a parlare a quella maniera a un uomo che aveva visto sventrare una bambina di otto anni mentre si beveva un cognac.
"Così ero, così ero." Disse Lucius con un cenno. "E sarò, a buon tempo. Ma per ore, non c'è fretta."
Lo slanciato aristocratico fece un paio di passi in avanti, le labbra piegate in un sorriso malizioso, "Dopo tutto, non andrai da nessuna parte, vero?"
***
Il dolore non era veramente reale. Lo sapeva, sapeva che era tutto una creazione del suo cervello, un elemento di base per la sopravvivenza animale che avrebbe dovuto essere obsoleto per l'homo sapiens e per la sua corteccia cerebrale sovra dimensionata. Era registrato nel cervello,un messaggio mandato dai nervi con svariati neuro trasmettitori chimici per informare il comando centrale che l'attività in cui il corpo era al momento coinvolto non era l'attività più sana.
Il fatto che il dolore fosse una creazione chimica, non lo rendeva affatto meno conveniente per le torture.
"E come ci si sente oggi, Sev?" la voce falsamente amichevole di Luciius sarebbe stata perfetta per svegliarsi sotto le migliori circostanze. Ma per un uomo nella condizione di Snape, era piuttosto una tortura. Snape inclinò la testa un po', dolorosamente, e fissò gli schizzi di sangue che decoravano il pavimento di cemento.
Quasi, si ricordò.
"Se prendo quel < noi > come < io, Severus Snape >, come senza dubbio intendi tu, Lucius, <noi > al momento ci sentiamo proprio poco," rispose acido Snape. "Questo può essere dovuto all'effetto che queste catene attorno alle <nostre > braccia, stanno bloccando la <nostra > circolazione, facendo<ci> intorpidire il grosso del <nostro >corpo."
Lucius chiocciò appena. "Perché, sei allegro, non è vero?" disse con una grottesca parodia di un ghigno ritrovato. "Loquace, positivo."
Snape decise di non rispondere e invece fece un inventario a mente delle sue ferite. La faccia non era stata colpita durante l'ultimo giro di sollazzi dei Malfoy padre e figlio, ma Lucius sapeva come usare una frusta da mandria, e lo faceva con stile. Non era certo di quando fosse scivolato nel dolce sollievo dell'incoscienza, ma a giudicare dai profondi dolori nei muscoli, e dalla condizione malconcia della pelle, doveva essere stato un bel po' prima.
"Dove è Draco?" chiese all'improvviso Snape, guardandosi attorno.
"Ah, sì, la sua assenza è notevole, vero?" chiese Malfoy in tono caldo e paterno. "Uno studente così appassionato, quel ragazzo. Ha da fare quasi un metro di rotolo per il suo Maestro delle Pozioni, perima che inizi il trimestre."
L'immagine del giovane Draco che mollava la frusta e andava via dalla stanza per andarsi a lavare le mani dal sangue del suo insegnante, si sedeva ad un tavolo, estraeva carta e calamaio, e con cura iniziava a fare il suo compito sulle pozioni curative più comuni che Snape aveva assegnato prima della pausa invernale, fu troppo da sopportare per lo stregone indebolito. Piegandosi in avanti quanto più poteva, Snape rigettò con violenza, espellendo quel poco di liquido che gli era rimasto nello stomaco. Rialzandosi con respiri rauchi e singhiozzanti, il mento sporco, ricadde contro la parete a cui era incatenato.
"Ecco, ecco," mormorò gentile Lucius, e tirò fuori dalla tasca un fazzoletto bianco di pizzo. "Stavamo proprio bene, no?" Ripulì teneramente la bocca di Snape. <Non lo so,> pensò Snape, amareggiato. <Perché non la finisci di parlare con simili dannate domande retoriche e non lo scopriamo? > ma non lo disse a voce alta. Non c'era senso nel continuare con le sue battute taglienti… avrebbero solo incoraggiato Lucius a colpirlo coin maggiore durezza.
"Lucius…" la voce si spense. "Perché?" Lucius Malfoy sorrise con un vago accenno di trionfo, e Snape seppe che aveva mollato quel po' di terreno che aveva.
"Non deve andare così, Sev," lo avvertì. "Che ne dici se ti tolgo le catene mentre parliamo?"
Snape era cocciuto, ma decise che sarebbe cambiato ben poco, eccetto per la sua personale comodità, se la situazione cambiava. Lucius era ben nutrito e riposati, e lui non mangiava da giorni ed ogni movimento lo portava sull'orlo del collasso. Lucius aveva una bacchetta, lui nemmeno un paio di pantaloni.
< Non può davvero andare peggio >, pensò tra sé lo stregone con tipico pragmatismo, e poi si maledisse per aver pensato qualcosa di così inutile. Poteva sempre andare peggio.
Quando Lucius lo sciolse dalle catene sanguinolente, Snape ondeggiò in avanti, il suo equilibrio oscillò a causa dei giorni passati legato come un'aquila ad ali spiegate. Il terreno corse ad incontrarlo, e rosse esplosioni attorno ai bordi della visione sbocciarono quando il corpo inerte sbatté con un agghiacciante schianto. Il pavimento di cemento era già macchiato come di vino con il suo sangue scuro seccato, e il nuovo fiotto di scarlatto fresco e brillante dal naso e dalla bocca aggiunse sfumature alla tavolozza.
Lucius parve ghignare un poco, e decise di lasciare che Snape restasse disteso sulla rude materia mentre lui si procurava una delle sedie di mogano intagliato ad arte. Attese che il professore radunasse abbastanza forze da girare la testa, e poi si protese in avanti, come per cercare di catturare l'attenzione di Snape.
"E' abbastanza semplice, Severus," spiegò con gelida civiltà, quasi in tono di scusa. "Il mio Signore, dopo… aver interrogato un funzionario del Ministero in cui ci imbattemmo, ha trovato motivo di sospettare della tua fedeltà e della lealtà alla nostra Causa. Conoscendo la nostra amicizia di lunga data, è stato naturale che abbia chiesto a me di intervenire e stabilire dove, se c'è sempre, stia davvero la tua lealtà."
Avrebbe dovuto non chiedere, ma non aveva alternative, doveva sapere. "Quale funzionario del Ministero?"
Il fatto che Snape non si fosse nemmeno affaticato a negare certe colpe non passò inosservato a Lucius, che gli rispose detto fatto. "Percy Weasley."
Un'ondata di gelido, nauseante terrore passò su Snape, lasciandogli un nodo di senso di colpa e sospetto piazzato fermo nell'addome. "Percy Weasley?" chiese. "Il ragazzo non sa nulla."
"No," affermò Lucius. "Ma il padre sa."
<Arthur. > il nome nuotò davanti agli occhi di Snape, mescolato con lampi di capelli rossi, sorrisi amichevoli, e ragazzi che ridevano. <Potrebbe essere morto… o peggio. Sette ragazzi, quattro ancora a scuola. E il ragazzo… quanto ha? Diciannove? Vent'anni, forse? >
non doveva pensarci. Non doveva chiedere. Non doveva concedere quella soddisfazione a Malfoy.
Malfoy lo guardò con scintillanti occhi azzurri, e attese che gli facesse domande, chiedesse spiegazioni; attendeva che negasse ogni cosa. Ma Snape rimase fermo e silenzioso, con lo sguardo scuro indecifrabile. Col più lieve sospiro frustrato, Lucius lo pungolò di nuovo.
"Non hai da ammettere ogni cosa, Severus," proseguì. "Il tuo subconscio ha già provveduto per te mentre… stavi dormendo, prima."
"Cosa diavolo vuoi dire?" scattò Snape, mettendosi in posizione seduta, per quanto poteva.
"Credo che almeno cinque volte, durante il tuo ultimo periodo di incoscienza, hai mormorato il nome <Albus > accompagnato da spassionate scuse e frenetiche invocazioni di aiuto." Lucius scosse la testa in quello che poteva sembrare vero dispiacere. "Dolce a quel modo, non è il genere di comportamento che l'Oscuro Signore incoraggerebbe tra i suoi seguaci."

Snape sentì che quel poco colore che aveva in faccia se ne andava, sentì gli occhi sbarrarsi contro la sua volontà, sentì le mani intorpidite diventare umide e scivolose per il sudore freddo improvviso. <Albus, mi dispiace, mi dispiace così tanto, ma non ho potuto… non ho potuto farci niente, ero… così spaventato, Preside, signore… >
"Allora?" chiese laconico, con voce estraniata eppure controllata.
"Allora?" ripeté a pappagallo Lucius, e sollevò un sopracciglio biondo arcuato con eleganza. "Allora Voldemort non è Albus Dumbledore, il dio della seconda… e terza…e quarta… possibilità. Ti ha dato più di quello che ti ha mai dato nessun altro -"
"Sì, accettandomi indietro come un relitto tremante dopo aver patito ore di Cruciatus -" lo interruppe amaro Snape.
"Te lo sei meritato," disse Lucius con un ghigno schivo. "Ti sei dimostrato devoto ai Filobabbani e pure ai Mezzosangue, caro il mio giovanotto. Per sfortuna, non riceveranno più i tuoi servizi."
Il respiro di Snape gli si mozzò in gola. Questa era… o l'inizio. Lucius Malfoy non era stato mai uno da perdersi un'esecuzione… riteneva l'Avadra Kedavra < non sportiva > e la Cruciatus, < roba ordinaria >.
< E così va. > diceva la voce Corvonero nella testa di Snape, calma e rassegnata. < Ho fatto quello che potevo >.
<Mi dispiace, non ho potuto fare di più… ma morirò con onore >. Questo sarebbe stato da Grifondoro, ovvio.
< Questo non è abbastanza, non sarà mai abbastanza… ma Albus, non ti tradirei mai >. La voce Tassorosso, che continuava a crescere, ma ancora non si accordava alla quarta voce.
< Questa roba è ingiusta. > Serpeverde.
"Il mio Signore ha sempre pensato che eri arrogante, Severus," proseguì Lucius, tamburellando con le unghie fresche di manicure contro il bracciolo della sedia. "Sembra che tu ti ritenga ancora buono per aggregarti alle torture sui Bbabbani, ancora buono per prostrarti ai suoi piedi col resto dei suoi fedeli Mangiamorte."
< Non sono buono per nulla >, Snape pensò tra sé con fierezza.
"Ma tu non ti consideri abbastanza bravo per nulla, Severus." Le parole di Lucius fecero sollevare la testa a Snape, che lo fissò sbalordito. "Pensi che non ti capisca? Sono sempre stato un estimatore di caratteri migliore del Lord Voldemort. E' parte del motivo per cui formiamo un simile meraviglioso duo." Snape non poté sopprimere il roteare degli occhi, e Lucius tese le labbra pallide. "Tu odi te stesso, Severus. Lo hai sempre fatto. Eppure hai ancora quell'orgoglio bizzarro, e il senso dell'onore…davvero, non comprendo perché tu non sia un Grifondoro."
"E che sai di me?" chiese rude Snape.
"So che il Severus Snape che conosco non sarebbe mai tornato dai Mangiamorte. Lo ho saputo quando ti ho visto umiliarti davanti all'Oscuro Signore con tanta volontarietà, che qualcosa in te era cambiato. Lo so perché ho visto una luce nei tuoi occhi come mai c'era stata."
Snape lo guardò confuso, senza fidarsi"Dove vuoi arrivare, Malfoy?"
"Allora, allora," disse Lucius con indignazione sfottente, "Non siamo più alla base dell'uso del primo nome, Severus, mio caro? Sono offeso." Fece una pausa veruna risposta, ma non avendone ricevuta, proseguì. "Saresti prima morto, che sopportare così tanta Cruciatus, ti saresti gettato via piuttosto che riunirti ai Mangiamorte, se era per te solo. Quello che hai fatto, quello a cui sei andato incontro di tua volontà… Severus Snape non avrebbe pensato che la sua propria vita valesse tanta fatica."
Gli occhi argentei di Lucius luccicarono ancora una volta, mentre guardava schifato Snape. "Ma lo avresti fatto, per Albus Dumbledore."
La spia si rifiutò di reagire, anche se la sua mente stava gridando come un ragazzino impaurito. Snape mantenne la faccia impassibile, senza incontrare lo sguardo trionfante di Lucius.
"Sei troppo codardo per ammetterlo davanti a me, Severus?" ogni volta che il suo nome di battesimo usciva dalla bocca di Lucius, Snape lo odiava sempre di più. Lo odiava, lo odiava… "Il mio Signore pensa che tu stia facendo lottare i due lati contro il centro… lo sai, e quello sarebbe stato assai Serpeverde da parte tua. Ma in questi giorni, a malapena sei Serpeverde… sei più un eunuco leccapiedi Grifondoro."
Snape fissò Lucius con lo sguardo che una volta mandò un Tassorosso del terzo anno all'infermeria, e rispose nel più acido dei suoi toni. "Meglio essere un leccapiedi Grifondoro piuttosto che la prostituta di Tom Ridde."
I lineamenti aristocratici di Lucius si torsero per l'ira e scattò in piedi, con la sete di sngue che sprizzava da ogni particella o poro. Un calcio deciso alla testa di Snape gli fece diventare di nuovo la stanza annebbiata, me non prima che Lucius si fosse inginocchiato vicino a lui, e l'avesse afferrato prima che scivolasse nell'incoscienza. "Ti mascheri da nobile eroe, Severus?" sibilò con pura malizia. "Odio dovertelo dire, ma hai già tradito il tuo prezioso ordine… Ti va un po' di Veritaserum?"
***
Freddo… così tanto freddo. Il corpo slanciato stava tremando in modo violento, in quella che sapeva essere una risposta automatica progettata per riportare la temperatura corporea a una condizione sana. Ovvio, una persona che soffrisse di febbre così alta pure sperimentava questa condizione, in una sorta di reazione psicosomatica al freddo dell'ambiente che lo circondava. O qualcosa di quel genere. I suoi pensieri si stavano facendo meno chiari.
Si chiese quale situazione stesse sperimentando. Febbre, o ipotermia…
"Freddo…" La voce gracchiante e roca fu quello che destò Snape, e gli occhi scuri si aprirono di scatto, cercando frenetici l'intruso. Passarono trenta secondi buoni prima che si rendesse conto che la voce era la sua. Ma non poteva… poteva? Snape provò a dire ancora la parola, ed uscì debole e arrugginita. "Freddo."
La sua voce. La sua voce vellutata, potente, da baritono lirico. L'unico elemento di Severus Snape che poteva dirsi bello… Lucius l'aveva distrutto. Non in modo permanente, ma… Snape si rese conto che c'era poco scopo nel pensare a lungo termine, nella sua condizione.
Il suo tremito si era intensificato, ma Snape non sentì il bisogno di provare a riscaldarsi, nemmeno di provare ad alzarsi dal pavimento di fredda pietra. Sforzi eroici di auto conservazione non erano necessari… forse Lucius lo avrebbe dimenticati abbastanza a lungo da consentirgli di scivolare senza dolore in una morte silenziosa che aveva previsto da oltre quindici anni.
<Non che mi meriti una morte facile,> si rammentò con amarezza Snape. <Ho tradito Albus. Ero… troppo debole. Ha visto bene dentro di me. Lucius Malfoy ha visto proprio dentro di me! >
c'era una certa consolazione nell'indugiare nell'auto commiserazione, specialmente per uno così abituato alla sensazione come era Severus Snape. Giaceva disteso scomposto sul pavimento, nella stessa posizione in cui era stato incatenato al muro, e contemplava il corpo gelato, ferito e malconcio con lo sguardo di un osservatore spassionato. Non aveva idea da quanto tempo giacesse lì… nemmeno aveva un'idea di quanto stesse durando la sua prigionia. Il tempo non aveva un significato nella cella illuminata artificialmente. Snape affondò nel pavimento quanto più possibile, e non reagì neppure quando avvertì la familiare presenza di Lucius che lo sovrastava.
"Ora sei pronto a morire, vero, Severus?" la voce era morbida, strana e compassionevole, e Snape si trovò obbligato ad essere onesto. <Lucius… vuole aiutarmi?"
"Sì." <Sì. >
"Sei un fallimento completo come spia, come insegnante, come guerriero e come uomo. E Dumbledore lo saprà… tutti quanti lo sapranno. A meno che tu non muoia qua… allora penseranno che sei morto da eroe."
Qualcosa del ragionamento di Lucius non tornava nella mente di Snape, ma la punzecchiata dell'essere un fallimento, quella filava. Cennò in approvazione.
"Ecco perché ora ti rispedisco a Hogwarts."
< Cosa ?! > "Cosa ?!"
"La spia che fallì, il figlio disonorato… ti rimando tra i tuoi amati Grifondoro, poiché di certo non potrai più aiutarli."
"Non capisco…" mormorò Snape sul pavimento freddo.
"Puoi vedere di prima mano quanto si preoccupa Albus Dumbledore per te, Severus, ora che sei inutilizzabile come doppio gioco."
Lucius rise roco. "tTu adesso pensi di voler morire, piccolo sciocco… ma non hai idea di quanto sarà più forte quel bisogno, quando Dumbledore e la sua gente ti scacceranno."
"No…" sussurrò Snape, scotendo la testa. "No."
"Sì," ripeté empatico Lucius. "Dumbledore ha preso da te quanto più poteva - adesso vediamo quale oh quanto è commovente relazione padre/ figlio costruirete ancora." Lucius rise di nuovo, e Snape si chiese se avesse mai fatto caso a quanto poteva essere agghiacciante la sua risata.
"Lucius..." iniziò, ma gli mancò la forza di andare avanti.
"Draco ha piazzato una Passaporta per te, sia benedetto, il caro ragazzo. Non lo vedrai più in quella scuola Filobabbana… gli eventi stanno diventando troppo interessanti per quella." Snape lottò per mettersi a sedere, e vide che Lucius stava stringendo quello che in apparenza era una collana d'oro. L'immagine della smorfia arrogante sulla faccia di Malfoy venne impressa nella sua mente in modo indelebile quando accettò la Passaporta, e sentì le viscere torcersi trascinandolo via dalla terribile realtà…
***

"Preside!" gridò Minerva McGonagall quando si precipitò senza fiato nel suo ufficio. "Oh, Preside, c'è Severus!"
Albus Dumbledore saltò via dalla scrivania con l'agilità di un uomo di un terzo della sua età, e corse verso la sua incaricata vicepreside.
"Dove?" chiese brusco, cercando di mantenere la voce ferma. "Vivo?"
"Sì, ma a malapena…"
I due Professori svelti si fecero strada sulla rampa di scale, Dumbledore praticamente incespicava sulla Mc Gonagall per l'impazienza. "All'improvviso si è Teleportato proprio in mezzo all'Ingresso Principale. Albus .. era una Passaporta, immagino - Remus era lì, è rimasto con lui mentre venivo a prenderti…"
Lo sguardo di solito luccicante di Dumbledore era duro e solenne quando scivolò nell'Ingresso Principale, col passo che divenne più veloce nel momento in cui scorse la chiostra di gente nel mezzo alla stanza. Prese visione di Remus Lupin, attuale professore di Difesa dalle Arti Oscure, era in maniche di camicia in mezzo al circolo di studenti radunati, e vide l'uomo che Lupin aveva coperto con il mantello.
"Ai dormitori, voi, per piacere," ordinò il Preside con un tono risoluto come mai avevano sentito da lui, e gli studenti rapidi si dispersero. A quella voce, lo stregone pallido ed emaciato sul tappeto cercò di alzare la testa.
"Signore…?" sussurrò, e la voce spezzata fu abbastanza da far sobbalzare Albus.
"Severus…" rispose con gentilezza, e si lasciò cadere floscio sui ginocchi. "Severus, figliolo mio." L'uomo più giovane era magro e pallido nelle circostanze migliori, ma questo Severus era uno scheletro sbiancato, a cui il colore era dato solo da lividi scuri e tagli freschi che gli decoravano la pelle bianca come la carta. Ciuffi annodati di capelli corvini gli ricadevano sugli occhi storditi, e le labbra dischiuse cercavano disperate di formulare le parole.
"Albus..." mormorò. "Albus, ho fallito... loro sanno tutto. Albus, è finita, io ho rovinato tutto…"
"E' finita, Severus," rispose gentile Dumbledore. "E' finita, e tu sei salvo… e non riesco a ricordare l'ultima volta in cui fui così felice, figliolo."
".. Tu non capisci…" provò a rispondergli Snape, ma la voce cedette all'ultima parola, e invece chiuse gli occhi scuri, scotendo la testa. Continuò a tremare, e soffocò un singhiozzo quando fece un tentativo vano di rialzarsi. Con la più grande delicatezza, Dumbledore si tirò Snape in grembo, stringendolo come un bambino.
"Albus… mi perdonerai?"
"Sei tu che deve perdonare me, Severus," gli disse dolce Dumbledore. "Figlio mio."
"Ma, signore…" mormorò Snape e cercò di scuotere la testa in dissenso, ma invece si afflosciò come senza ossa tra le braccia protettive di Dumbledore.
"Ne parleremo domani," disse placido Dumbledore, confortandolo. "Riposa, Severus."
FINE
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